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Mi ricorda qualcosa

“Dicono che l’America è il paese degli estremi, ed è vero che il termometro registra gradi di freddo mai visti, qui; ma il freddo dell’inverno parigino è un freddo ignoto in America, è psicologico, freddo di dentro come di fuori. Se qui non gela mai, nemmeno disgela. Come la gente si difende dall’invasione della propria esistenza privata, con alte mura, catenacci e imposte, portinaie mugugnone, malelingue, sporche, così hanno imparato a difendersi dal freddo e dal caldo di un clima rigido, aggressivo. Si son fortificati: difesa, ecco la parola d’ordine. Difesa e sicurezza. Per marcire negli agi

Henry Miller, Tropico del Cancro
 
Vado a vedere se l’America è ancora immune da questo freddo psicologico. Ci si risente il 14 settembre.

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Doppia sorpresa

01/09/2008 14:22 in Politica & attualità, Letteratura

Doppia sorpresa oggi: la prima è che Carmilla (dove già era stato pubblicato un mio racconto alcuni mesi fa) ha citato il saggio che avevo scritto su Esbat di Lara. Magari a qualcuno non avrà tempo per leggere il saggio su un romanzo tratto da una fanfiction, e qualcun altro si lamenterà della morte dell’editoria italiana, ma sapete una cosa? A me fa piacere ;)

La seconda l’ho avuta guardando un video della Convention democratica di Denver. Per la precisione questo:

 

È una mia impressione o Obama ha baciato sulla bocca la moglie del suo vice Joe Biden?


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Racconto furbo

30/08/2008 10:46 in Letteratura

(questo racconto ha tratto ispirazione esagerata da Zop ;))

“Allora, che te ne pare?” fu la trepidante domanda.
Lo scrittore era in piedi vicino alla porta. Il lettore era seduto alla scrivania, la testa china sul manoscritto, ma tosto la rialzò esibendo uno sguardo disgustato.
“Non mi piace” disse. La brutalità di quel giudizio prostrò lo scrittore.
“È furbo” continuò il lettore.
“Furbo? Come puoi dire questo? Ci ho messo l’anima nello scriverlo!” protestò lo scrittore.
“No, tu credi di averci messo l’anima, ma non è così. Il tuo racconto parla di un aspirante scrittore che di fronte ad ogni bello spettacolo della natura vive sensazioni meravigliose che però non è in grado di descrivere a parole”
“Sì, ma…”
“E questo lo rattrista, perché non si sente degno di considerarsi scrittore se non è capace di descrivere ciò che prova. E allora cosa fa? Scrive un racconto su una persona che vive questa stessa situazione”
“Ma la conosco la trama del mio racconto, arriva al punto”
“Il punto è: tu sei in grado di descrivere le sensazioni che provi?”
Lo scrittore tacque. Il lettore sogghignò.
“Lo sapevo. Il protagonista del racconto sei tu stesso: tu che scrivi per celare il fatto di non saper scrivere”
“Ma non è vero! Hai ragione che non so descrivere certe cose, ma proprio per questo scrivo di quello di cui so…”
“Non farmi ridere. Uno scrittore non scrive di quello che sa. Uno scrittore scrive, e basta. Ma tu non sei uno scrittore, perché non conosci la semplicità di una frase, né sai tradurre le emozioni in parole. Cosa dovrebbe fare qualcuno nella tua situazione? Lasciar perdere la scrittura, oppure impegnarsi con costanza e rigore sino a riuscire in quel che oggi non sa fare. Tu invece hai fatto come tanti, hai preso la scorciatoia della metaletteratura, cioè di un genere che dovrebbe essere appannaggio esclusivo degli autori maturi, e non degli esordienti. Ecco la tua furbizia: ti metti a cianciare della difficoltà di scrivere come se fossi uno scrittore navigato, e invece è la tua opera prima. Chi vuoi che si interessi delle tue chiacchiere?”
“Ma…”
“Niente ma. Uno scrittore inesperto è sempre scusabile, uno disonesto mai. Fuori da casa mia, se non vuoi che ti sguinzagli contro i cani”
Lo scrittore ammutolì, abbassò la testa, e uscì dalla stanza, senza dire una parola. Il lettore sentì la porta d’ingresso sbattere. Quello stupido, devastato dalla stroncatura, non si era ripreso nemmeno il manoscritto. Il lettore lo strappò, indifferente.
FINE
 
“Allora, che te ne pare?” fu la trepidante domanda.

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Segnale distorto

Le vacanze rallentano il tempo di reazione, il che da un lato è bello perché significa relax e tranquillità, dall’altro porta è negativo perché fa reagire a certe notizie con un certo ritardo. Infatti torno ad aggiornare il blog con regolarità e mi rendo conto di aver accumulato in quest’ultimo mese una tale quantità di impressioni da condividere, argomenti di cui parlare e notizie da commentare che davvero non so come farò a smaltirle tutte. Forse dovrò cercare di raggrupparli, vedrò.
Per ora provo ad iniziare, partendo dalla pagina degli spettacoli di Repubblica del 4 agosto, dove si dà notizia della nuova serie italiana di fiction, Donne assassine. L’articolo che ne parla si apre in maniera esplicita: “La cronaca nera diventa fiction, raccontando le donne, non più vittime, ma carnefici”. Ora, siccome io sono un inguaribile moralista e credo che la tv dovrebbe evitare di dare un’idea distorta della realtà, credo che in un paese dove la maggioranza degli omicidi e degli stupri avviene in famiglia, e la stragrande maggioranza delle vittime sono donne, fare una fiction in cui i killer sono tutti al femminile è uno schifo.
Resto in ambito televisivo, stavolta per commentare un telegiornale. C’è un blog chiamato Odio Studio Aperto, che con buona regolarità analizza le varie edizioni del tg di Italia 1 facendone notare l’idiozia. Sforzo ammirabile, anche se mi perplime un po’: dopo la decima volta abbiamo capito che il livello è infimo, persistere sembra quasi una confessione di sadomasochismo. Il punto è che se fosse solo Studio Aperto a distorcere il concetto di giornalismo, sarebbe comunque grasso che cola. Ma dopo aver visto, il 17 agosto, l’edizione serale del TG1 in cui i primi due minuti sono stati dedicati alla guerra in Georgia e i successivi tre al papa (con questa evoluzione: crisi georgiana, commento del papa alla crisi georgiana, altre dichiarazioni del papa su altri argomenti), sono convinto che il problema è ben più ampio.
Meno male che tra poco torno a Bologna, dove non ho la tv in casa.
 
NOTE PERSONALI: ho iniziato a leggere Duma Key. In inglese. Non vado oltre le trenta pagine al giorno altrimenti rischio di non capire niente. Intanto, ieri ho visto Bobby. Troppo retorico, e a volte politically correct, ma la scena finale in cui il colpo di pistola contro Bob Kennedy ferisce a morte anche tutti i protagonisti è indimenticabile.

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Ancora qui

23/08/2008 18:03 in Personalia

Sono tornato, per la gioia di quelli a cui sono mancato.
No, non applaudite che tanto non ci credo XD
Ma sono stati dei bei giorni lontano dal mondo, nei limiti del possibile. Mi è piaciuto rivedere, dopo molto tempo, un cielo pieno di stelle, senza il solito velo rossastro onnipresente nelle città. Mi è piaciuto farmi sei vasche al giorno, a cinque anni dalla mia ultima discesa in piscina. E mi è piaciuto leggere i due Tropici di Henry Miller: tra una scena di sesso e l’altra, credo di aver capito molto dell’America, più di quanto abbia capito leggendo Tocqueville o King.
Ora rieccomi nel caldo soffocante di Foggia, in attesa di tornare a Bologna, e già i libri di demografia fanno l’occhiolino dallo scaffale. Comunque ho un mucchio di progetti sottomano oltre allo studio, prometto aggiornamenti.

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Non si può dire che l'Italia stia andando a puttane

Prima notizia

Seconda notizia

Ho bisogno di disintossicarmi da questo paese. Ci rivediamo dopo il 22.


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L'altra faccia dello sport

12/08/2008 12:41 in Assurdità, Periferia acida

Incredibile come per certi quotidiani le Olimpiadi siano un'ottima scusa per mostrare posteriori femminili a tutto spiano.

 

NOTE PERSONALI: Anche se detesto Licia Troisi, amo quest'uomo.


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Gli alternativi di massa

Prendo ispirazione da un post di Blanca13 in cui sono elencate una serie di frasi tratte dalle firme di un forum online. Queste frasi riportano una serie di statistiche del tipo "il 90% della popolazione fa X, se tu sei nel 10% diverso copia e incolla questa frase", con alcune variazioni sul tema. Chiaramente tutte queste statistiche sono inventate di sana pianta, o ipotizzate sulla base non di calcoli inferenziali ma di pregiudizi. Alcune sono divertenti, ma nell'elenco trovato da Blanca si nota una preponderanza di statistiche riguardanti il parere sui Tokio Hotel, l'orientamento sessuale di Bill Kaulitz dei Tokio Hotel, l'intelligenza di Tom Kaulitz dei Tokio Hotel e cose simili.

Ora, che i Tokio Hotel siano fatti per essere odiati è abbastanza vero, però l'effetto di simili frasi è di far pensare ad un accanimento eccessivo: ok, come musicisti fanno schifo. Ci sta anche il dissenso estetico, anche se è antipatico l'uso dei termini omofobici. Ma questo continuo attaccarli, e non in discussioni musicali, ma nelle proprie firme, lascia perplessi: la firma su internet dovrebbe essere una espressione delle proprie idee e della propria personalità, queste persone non riescono a immaginarsi se non "contro" qualcuno? E soprattutto cosa credono, di essere alternativi e controcorrente, quando se non si va nei forum di fan è praticamente impossibile trovare amanti dei Tokio Hotel? Dicono di odiarli, ma di fatto i loro discorsi sarebbero vuoti senza di loro. Mi ricordano molto quelli che se la prendono a morte con Moccia e poi esibiscono orgogliosi i libri di Stephanie Meyer: nicchie di consumatori (perché questo sono, consumatori: non hanno sufficiente maturità ideologica per uscire dalla logica puramente di mercato) che si guardano in cagnesco per crearsi delle sotto-identità, senza rendersi conto che la loro identità principale è identica e comune. Dichiararsi alternativi è diventata una nicchia della categoria più vasta dei consumatori. Come si fa ad essere realmente alternativi, allora? Forse, smettendo di tentare di esserlo a tutti i costi.


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Olimpiadi e proteste

06/08/2008 07:31 in Politica & attualità

Ci sono cose che mi lasciano perplesso, e non mi riferisco solo alla suoneria Bella topolona. In quel caso, piuttosto, mi perplime chi la usa. Ma penso anche alla cameriera della pizzeria che mi chiede se ho cinquanta centesimi e, alla mia risposta affermativa, dice che tanto non le servono. Oppure penso al Corriere dello sport che a quattro giorni dalle Olimpiadi dedica le prime quattordici pagine al calciomercato: allora chiamatelo Corriere di uno sport, che è più onesto.
A proposito di Olimpiadi, una cosa che invece non mi perplime affatto è l’appello di certi esponenti del nostro (ahimè) governo affinché gli atleti italiani boicottino la cerimonia d’apertura delle olimpiadi, in segno di protesta contro le violazioni dei diritti umani da parte del regime cinese. Non c’è bisogno di ricordare che tutto il movimento di opinione sul Tibet si basa su disinformazione e sulla moda, e che comunque se si vuole protestare contro la politica di un paese ci si dovrebbe muovere prima a livello politico e poi sportivo, ma lo ricordo lo stesso perché adoro le preterizioni.
Il fatto è che a molti governi occidentali le contestazioni anticinesi fanno comodo: si ha un bel dire che è ipocrita boicottare le olimpiadi se poi si fanno affari con la Cina, ma è proprio questa il fine inconfessato. Se gli atleti protestano contro il regime, fanno da specchietto per le allodole, i cantori dell’occidente potranno attaccarsi a loro per dire che Usa ed Europa non si nascondono, non chiudono gli occhi di fronte alle atrocità cinesi. Che invece è ciò che effettivamente avviene, e l’economia e la politica vorrebbero nascondersi dietro lo sport. E allora speriamo che siano pochi gli sportivi a rendersi complici di questi disegni.

(per la cronaca, l'immagine di questo post è tratto da un blog de La Destra: evidentemente i diritti umani valgono solo quando non si parla di rom o extracomunitari in Italia... Per chi volesse una informazione alternativa sul Tibet, link utili li potete trovare qui e qui)


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The Dark Knight

03/08/2008 09:31 in Recensioni, Cinema

The dark knight, seguito di Batman begins, sta compattando critica e pubblico in una sequenza di commenti positivi che ha pochi precedenti nella mia memoria. E dopo averlo visto, non me ne stupisco.
Rispetto al precedente, il miglioramento è sostanziale: Batman begins non era un brutto film, ma aveva alcune ingenuità nella trama ed era poco credibile a livello di antagonisti, per i quali offriva un mix di tanti elementi già visti: il mafioso italoamericano, lo scienziato pazzo, la setta di fanatici, il tutto condito da un pizzico di Protocolli dei savi di Sion francamente disturbante. I due villain principali, Crane e Ducard, erano poco credibili presi individualmente, ma sommandoli non ne usciva un risultato migliore. In The dark knight invece abbiamo una criminalità organizzata molto più simile a quella reale (e cioè una holding di affaristi) e un cattivo che brilla per originalità e carisma, e non solo per l’interpretazione magistrale di Ledger. Il Joker rimarrà impresso nella memoria, c’è poco da fare.
Interessante è anche l’evoluzione del protagonista. In Batman begins Bruce Wayne era un giovane reduce da un periodo di sbandamento, pieno di dubbi sul suo ruolo a Gotham, dubbi che supera assumendo la maschera dell’uomo pipistrello. Qui la situazione si inverte: il personaggio Bruce Wayne è ormai una maschera consolidata della vita sociale della città, ma è Batman ad essere dilaniato dai dubbi sui suoi doveri, sulla sua utilità. Con i due film la figura dell’eroe si completa, ed è lontanissima dagli orrori monodimensionali dei film di Schumacher.
Insomma, la caratterizzazione dei personaggi è ottima, e di questo va reso merito agli sceneggiatori. Un ottimo cast e scenografie di sicuro impatto completano questo film che è di sicuro il capolavoro del 2008.
 
NOTE PERSONALI: Il bello di questo caldo è che non devo asciugrami i capelli dopo la doccia... comunque tanti auguri alla mia Sara fluffosha che oggi compie 18 anni!

Skeight.   9 commenti   condividi